Concerti

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Marianne Faithfull, Live all’Auditorium di Milano  27 ottobre 2014

Le premesse c'erano tutte perché il suo ultimo disco, Give my love to London è davvero bello. Così l'attesa per il primo dei suoi due concerti italiani in programma era molta, dopo la scarna esibizione a Che Tempo Che Fa (senza Anna Calvi, pare bloccata da problemi di salute). L'ingresso è faticoso, l'ex musa della Swingin London si appoggia ad un bastone, la sedia al centro del palco è lì per darle riposo, molte canzoni le canterà da seduta, con un provvidenziale leggio che le ricorderà i testi che faticano a riaffiorare. Ma la voce, benché a tratti affaticata dagli anni, è capace di gelarti in un lampo, di aggrovigliarti con la sua apparente monotonia tonale. Ci riesce con le canzoni dal nuovo album (lo farà quasi tutto, ringraziando le persone che per lei hanno scritto, da Roger Waters a Nick Cave ad Anna Calvi), ci riesce (e come poteva essere diversamente) con Broken English, terzo brano in scaletta, quando posa gli occhiali scherzando sul fatto che di questa canzone si ricorda le parole perfino lei.
Sul palco sono in quattro, basso, batteria, chitarre e tastiere (c'è Ed Harcourt): ma la scena è tutta per lei che reinventa a modo suo The Price of Love degli Everly Brothers, non sfugge al rito di As Tears Go By e poi piazza verso il finale Sister Morphine seguita da un gioiello di Nick Cave, Late Victorian Holocaust, un uno-due che stenderebbe anche uno passato di lì per caso. È ora di andare, c'è tempo ancora per The Ballad of Lucy Jordan (da sempre in repertorio, anche nel bel live del 1990, Blazing Away) e la commossa chiusura di Who Will Take Your Dreams Away scritta da Angelo Badalamenti per il film di Marc Caro e Jean-Pierre Jeunet, La Città Perduta. Si alza a fatica, ma sempre sorridendo e si appoggia per venire in proscenio a prendere i meritati applausi. (Danilo Di Termini)

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PAOLO FRESU QUINTET al Monfortjazz Festival

Monforte d'Alba 2/8/2014 (foto, Meirana)
Ultimo concerto estivo in Italia del quintetto, dice Fresu, correggendosi con un ironico: 'perché la Sardegna non è Italia...' strappando un sorriso al pubblico; quanto a concerto estivo, neanche quello di Monforte d'Alba rientra del tutto nella categoria, visto il clima che, oltre alle nuvole, ha portato anche un'insistente nebbia fin sul palco. La stagione del trentesimo compleanno del gruppo dunque sta finendo, ed è significativo che l'interplay tra i musicisti non dia segni di stanchezza, ma anzi, come nel celebrativo ultimo lavoro '30!', sia la freschezza a dominare. La suggestione del luogo e del paesaggio hanno solo aggiunto la doverosa quinta ad una celebrazione che il musicista sardo si merita per l'indefessa passione per la musica, non solo con il quintetto ma anche con le tante collaborazioni con musicisti molto lontani l'un l'altro ma accomunati dall'onestà artistica e intellettuale. Del concerto, a parte qualche inconveniente tecnico nei primi brani, si può dir solo bene, poca elettronica nella tromba di Paolo, sempre delizioso al flicorno e abile a farsi da parte quando Tracanna e i suoi sassofoni chiedono spazio; della sezione ritmica va segnalata la verve di Fioravanti alla batteria, anche se reduce da un lungo trasferimento, la consueta precisione di Zanchi al contrabbasso e infine la simpatia di Cipelli nei siparietti di presentazione dei brani, senza scordare il suo abile tocco sui tasti dei due pianoforti, acustico ed elettrico. Per il gran finale del Monfortjazz, una benvenuta degustazione gratuita del prezioso Barolo e, dopo quelli sul palco, fuochi artificiali anche nel cielo grigio delle Langhe. (Fausto Meirana)

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STEVE EARLE al Mojotic Festival

Al Mojotic Festival mancava forse, tra i nomi di quest'anno, una voce meno 'di grido' ma più autorevolmente classica come quella di Steve Earle; l'esibizione del cantautore texano, in perfetta solitudine, è stata disturbata solamente da una serata piuttosto fresca, dominata da una brezza piuttosto fastidiosa. In compagnia di una chitarra acustica e una manciata di armoniche (più un mandolino nella parte finale del concerto) Earle ha giocato un po' con il suo ampio repertorio, concentrando la scelta sui dischi della 'rinascita', quelli usciti dopo il periodo nero della tossicodipendenza e del carcere, anche se c'è stato spazio per classici come Guitar Town, Copperhead Road e The Devil's Right Hand; non sono mancati neanche i consueti omaggi a Woody Guthrie (Christmas in Washington) e a Townes Van Zandt, i due potenti fari che guidano, da tempo, il percorso artistico di Earle. Lo scorrere piuttosto costante della scaletta ha comunque rivelato una certa verve comunicativa da parte del cantautore, contento di ricordare il contributo italiano all'informazione e al finanziamento sul tema delicato della pena di morte negli Stati Uniti, ringraziando le associazioni che hanno tentato di sensibilizzare i vari governi. Una serata da incorniciare, con l'unico rammarico delle gradinate non troppo affollate. (Fausto Meirana)

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I CALEXICO A MONFORTJAZZ, Monforte d’Alba 22 luglio 2014

Un'invidiabile location, una fresca serata estiva e una band che non ha paura a mischiarsi con il pubblico; con questi ingredienti il concerto dei Calexico al Monfortjazz Festival ha soddisfatto i numerosi appassionati stipati nello strepitoso Auditorium Horszowski di Monforte d'Alba. Nonostante il panorama sui rinomati vigneti e colline delle Langhe, ben presto gli occhi (e le orecchie...) della platea si sono concentrati sul palco dove il gruppo di Joey Burns e John Convertino ha proposto una bella sequenza di brani incentrati soprattutto sugli ultimi due album, grondanti di energica vitalità. Come ciliegine sulla torta, due belle cover, la 'Señor' di Dylan ( con Burns costretto ad inforcare gli occhiali per leggerne il testo ), una inaspettata e rude 'Love will tear us apart', dei piuttosto 'distanti' Joy Division; poco più di una citazione, invece per la 'Desaparecido' di Manu Chao. Da ricordare, in apertura, il breve set dei Guano Padano, trio nostrano composto dal poliedrico batterista Zeno De Rossi, con Asso Stefana alle chitarre e Danilo Gallo al basso, band che gioca con gli evocativi temi d'ispirazione morriconiana e, più in generale, con paesaggi sonori affini agli stessi Calexico degli esordi. (Fausto Meirana)

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MOJOTIC FESTIVAL 14

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PAOLO BONFANTI a Sestri Levante

A un anno dalla strepitosa esibizione che lo ha visto protagonista di una delle serate estive di “Stop al traffico” in via Nazionale, torna nella “città dei due mari” Paolo Bonfanti, a tutti gli effetti uno dei maggiori bluesman italiani, da oltre vent’anni sulla scena. Chitarrista, didatta, compositore, Bonfanti questo sabato 30 novembre alle 21,30 presenterà all’ex cinema teatro Lux (in piazza Matteotti, di fianco alla chiesa di Santa Maria di Nazareth) il suo ultimo disco, “Exile on backstreets”, mentre nel pomeriggio terrà una Guitar master class al Fat Jack Music Store, dalle 16 alle 18, che gli offrirà l’occasione per presentare il suo nuovo libro di tecnica chitarristica, il secondo, “La chitarra elettrica secondo Bonfanti”. Un gran bel disco quello del genovese, in cui le canoniche strutture del blues vengono rivisitate dal talento e dalla personalità dell’artista: l’ennesima riprova che la scena italiana, lontana dai palcoscenici plastificati dei talent (termine che appare quasi paradossale, vista la qualità delle proposte) show, sa produrre personaggi ed opere di spessore che meriterebbero certo una maggior visibilità, anche al di fuori della cerchia degli appassionati. Per ottenere informazioni o riservare un posto per l’esclusiva lezione col maestro al Fat Jack Music Store (la prenotazione è obbligatoria) tel. ai numeri 3474600573 o 0185480417. Ingresso al concerto 9€ – bambini gratis; Master class 20€; Master class + concerto 25€. 

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